190342 Visitato al pronto soccorso solo dall'infermiere, muore: l'ASP di Ragusa condannata a risarcire un milione di euro agli eredi 190342 Visitato al pronto soccorso solo dall'infermiere, muore: l'ASP di Ragusa condannata a risarcire un milione di euro agli eredi
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Visitato al pronto soccorso solo dall’infermiere, muore: l’ASP di Ragusa condannata a risarcire un milione di euro agli eredi

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L’Azienda sanitaria provinciale di Ragusa è stata condannata dal Tribunale civile del capoluogo ibleo a risarcire con quasi un milione di euro i familiari di un uomo di 78 anni deceduto nel 2015 dopo essere stato dimesso dal pronto soccorso dell’ospedale “Guzzardi” di Vittoria, dove era stato visitato esclusivamente da un infermiere. Secondo quanto ricostruito in sede giudiziaria, l’uomo si era recato al pronto soccorso nella notte di Ferragosto lamentando dolori addominali. Al triage era stato classificato con codice verde. Dopo l’accettazione, era stato preso in carico da un infermiere professionale che, senza coinvolgere il medico di turno, aveva eseguito un elettrocardiogramma e somministrato un antispastico e un diuretico. Il paziente era stato quindi dimesso, ma poche ore dopo è deceduto a causa della rottura di un aneurisma dell’aorta addominale.

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La vedova e i due figli dell’uomo, assistiti dallo studio legale Seminara & Associati di Catania, hanno avviato un’azione civile nei confronti dell’Asp, contestando l’omessa visita medica e la mancata diagnosi tempestiva. Il Tribunale ha accolto le loro istanze, riconoscendo la responsabilità dell’azienda sanitaria per il comportamento dell’infermiere, ritenuto gravemente negligente. Nella sentenza, il giudice ha sottolineato che l’infermiere aveva agito “oltre i limiti delle proprie competenze”, omettendo di coinvolgere il medico e violando le procedure previste per la gestione dei pazienti in pronto soccorso. L’Asp, in quanto datore di lavoro, è stata ritenuta civilmente responsabile per l’operato del proprio personale, anche in presenza di condotte colpose.

Il risarcimento stabilito ammonta a circa 960 mila euro, suddiviso tra la moglie e i figli della vittima. L’Asp ha annunciato l’intenzione di rivalersi sull’operatore sanitario coinvolto, aprendo un procedimento interno per accertare eventuali profili di responsabilità disciplinare e patrimoniale.

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