pexels pixabay 236380 Nuova Rete ospedaliera: il piano della Regione per cure più vicine ai cittadini pexels pixabay 236380 Nuova Rete ospedaliera: il piano della Regione per cure più vicine ai cittadini

Nuova Rete ospedaliera: il piano della Regione per cure più vicine ai cittadini

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Un sistema sanitario più moderno, vicino ai cittadini e capace di ridurre le disuguaglianze. È questo l’obiettivo della nuova Rete ospedaliera siciliana, approvata ieri dalla giunta regionale a Palazzo d’Orléans. Il documento, già valutato positivamente dalla Conferenza permanente della Programmazione sanitaria, approderà adesso alla VI Commissione Salute dell’Ars per il parere obbligatorio, prima di tornare in giunta per l’approvazione definitiva e quindi al ministero della Salute per il via libera finale.

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«Questo piano rappresenta un passo fondamentale verso una sanità più equa ed efficiente – ha dichiarato il presidente della Regione, Renato Schifani –. È il frutto del lavoro dell’assessore alla Salute Daniela Faraoni, del dirigente generale Salvatore Iacolino e della collaborazione istituzionale con il presidente della Commissione Salute dell’Ars, Giuseppe Laccoto. La salute è un diritto fondamentale per ogni siciliano, indipendentemente da dove viva, e questa riforma ci avvicina a questo obiettivo».

La popolazione siciliana, negli ultimi dieci anni, è diminuita, imponendo una revisione del sistema sanitario regionale nel rispetto dei parametri ministeriali (DM 70/2015) che prevedono 3 posti letto per 1.000 abitanti per acuti e 0,7 per riabilitazione e lungodegenza. La nuova Rete ridisegna la mappa con 139 strutture ospedaliere, tra pubbliche e private, introducendo una novità significativa: i cosiddetti “Ospedali di rete integrata”, strutture periferiche che offriranno servizi specialistici – oncologia, gastroenterologia, oculistica e cardiologia – riducendo gli spostamenti dei pazienti.

Dal febbraio scorso, grazie al piano di razionalizzazione, sono stati riattivati 308 posti letto inutilizzati, mentre altri 207 sono stati destinati all’oncologia e 47 alla neurochirurgia, con incrementi anche in neurologia, ortopedia e medicina d’urgenza. La riduzione programmata di 367 posti riguarda solo quelli non attivi, senza impatti sui servizi.

Sul fronte delle emergenze, il presidio ospedaliero di Siracusa sarà elevato a Dea di II livello, mentre quello di Patti diventerà Dea di I livello. Potenziate anche le reti tempo-dipendenti per infarto, ictus e traumi gravi, con nuovi punti di intervento nelle aree più scoperte.

Accanto agli ospedali, un ruolo centrale sarà affidato a case di comunità, ospedali di comunità e centrali operative territoriali, che lavoreranno in sinergia con i presidi ospedalieri per seguire il paziente lungo tutto il percorso di cura.

«Stiamo ridisegnando la sanità siciliana tenendo conto delle trasformazioni demografiche e dei bisogni di salute – ha spiegato l’assessore Faraoni –. L’obiettivo è ridurre la migrazione sanitaria e garantire a tutti cure di qualità nei tempi giusti».

Il presidente Schifani ha annunciato inoltre che mercoledì sarà a Roma per affrontare con il ministro Orazio Schillaci il tema del mantenimento del Centro di cardiochirurgia pediatrica di Taormina, che sarà integrato nella nuova Rete.

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