Caltanissetta – Un’architettura documentale di oltre venti gigabyte di atti, rilievi e verbali desecretati per ricostruire il contesto istituzionale in cui maturarono i massacri di Capaci e via D’Amelio. Si chiude con un decreto di archiviazione a carico di ignoti il procedimento penale iscritto presso la Procura della Repubblica di Caltanissetta per le ipotesi di strage con l’aggravante mafiosa e abuso dei doveri d’ufficio. Il provvedimento, firmato dal Giudice per le Indagini Preliminari Santi Bologna, accoglie la richiesta avanzata dalla Procura nissena il 10 aprile 2026. Pur prendendo atto dell’impossibilità di giungere all’identificazione di ulteriori concorrenti esterni rispetto ai giudicati già espressi, il Gip fissa in nove pagine di motivazioni le precondizioni gestionali e ambientali che crearono il terreno favorevole all’azione stragista di Cosa Nostra. Al centro dell’analisi del Giudice c’è la catena di comando della Procura della Repubblica di Palermo nel biennio 1990-1992, sotto la direzione del Procuratore Pietro Giammanco. Il decreto individua tre fattori chiave che accelerarono la strategia di attacco alle istituzioni: l’isolamento istituzionale subito all’interno dell’ufficio dai Procuratori Aggiunti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino; l’incremento della loro sovraesposizione esterna, generato dalla percezione di un mutamento negli orientamenti della Procura ritenuti più morbidi rispetto al rigore dei due magistrati; e infine la gestione del dossier “mafia-appalti”, definita “discutibile” nell’atto giudiziario per i rallentamenti e i condizionamenti registrati nelle iscrizioni e negli accertamenti sulle grandi opere e sui principali gruppi industriali. Il provvedimento analizza inoltre il ruolo dei magistrati in servizio nel capoluogo siciliano in quel periodo, evidenziando profili di conflitto d’interesse ed elementi di condizionamento ai vertici dell’ufficio su capitoli delicati come gli appalti SIRAP, il gruppo Ferruzzi e i rapporti con le entità imprenditoriali riconducibili ai Buscemi. Al contempo, si precisa che l’operato dei sostituti procuratori dell’epoca – tra cui Gioacchino Natoli, Guido Lo Forte e Roberto Scarpinato – si conformò sostanzialmente alle direttive imposte dalla dirigenza. Nel testo viene infine richiamato il fascicolo stralcio relativo alle ipotesi di falso e favoreggiamento nella gestione e archiviazione delle indagini sugli appalti. L’impulso determinativo per l’apertura del fascicolo nisseno era derivato dagli elementi emersi nel dibattimento di primo grado del processo sul depistaggio delle indagini di via D’Amelio. Attraverso l’incrocio dei verbali desecretati delle audizioni rese al C.S.M. nel luglio 1992 e il riesame dei precedenti fascicoli archiviati, il lavoro investigativo svolto dalla Guardia di Finanza con il Nucleo Pef-Gico, dal R.O.S. dei Carabinieri e dal R.I.S. di Roma ha consentito di ricomporre il quadro della gestione giudiziaria di quell’epoca. Nonostante la formale archiviazione, il Gip ha disposto la conservazione dell’intero patrimonio documentale agli atti dell’ufficio, affinché la ricostruzione svolta rimanga custodita e fruibile per eventuali futuri riscontri.
Stragi ’92, dall’isolamento di Falcone e Borsellino al dossier appalti: le ombre di Palermo nel decreto di Caltanissetta
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