Terzo mandato, scontro frontale tra MPA e il fronte dei sindaci che difende Burgio

Terzo mandato, la vittoria di Burgio a Serradifalco sfida la legge regionale Terzo mandato, la vittoria di Burgio a Serradifalco sfida la legge regionale
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La vicenda del terzo mandato del sindaco di Serradifalco si trasforma in un terremoto politico che supera i confini del comune nisseno e investe l’intero sistema degli enti locali siciliani. Da un lato il Movimento per l’Autonomia, chiede la rimozione del sindaco Leonardo Burgio sostenendo che la sua elezione rappresenti una violazione “palese” della legge regionale. Dall’altro un fronte compatto di sindaci ed ex sindaci che, negli ultimi mesi, hanno dovuto rinunciare alla ricandidatura proprio a causa del limite dei due mandati e che ora insorgono contro l’Mpa, schierandosi apertamente con Burgio e denunciando quella che definiscono “una presa in giro”.

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In un comunicato inviato alla stampa ieri, gli autonomisti avevano puntato il dito contro il sindaco di Serradifalco, accusandolo di aver forzato la norma sostituendo la dichiarazione rituale di candidatura con un’autodichiarazione fondata su un’interpretazione estensiva della sentenza n. 16/2026 della Corte Costituzionale. Per l’Mpa, quella sentenza non può essere applicata alla disciplina siciliana e la permanenza in carica di Burgio costituirebbe un precedente capace di destabilizzare l’intero ordinamento regionale, oltre a rappresentare un’ingiustizia nei confronti dei tanti amministratori che hanno rispettato il limite dei due mandati.

La risposta dei sindaci e degli ex sindaci non si è fatta attendere: gli amministratori contestano all’Mpa di aver ignorato per anni il tema del terzo mandato, ricordando che all’Assemblea Regionale Siciliana la proposta di modifica della legge è stata bocciata due volte. “Dov’era l’Mpa quando decine di amministratori sono stati costretti a lasciare il proprio incarico?”, chiedono, accusando la politica regionale di aver impedito a molti sindaci di ricandidarsi e di voler ora utilizzare proprio quei sindaci come argomento contro chi ha deciso di rivendicare un principio che, a loro giudizio, merita di essere chiarito nelle sedi competenti.

Il fronte che sostiene Burgio è ampio e trasversale. Tra i firmatari figurano amministratori di comuni grandi e piccoli, provenienti da province diverse e da esperienze politiche differenti. Sono loro a rivendicare che questa non è la battaglia di un singolo sindaco, ma una questione che riguarda il diritto dei cittadini di scegliere liberamente chi li governa e il diritto di ogni cittadino all’elettorato passivo. La candidatura di Burgio, ricordano, è stata ammessa senza contestazioni da tutti gli organi competenti nelle varie fasi del procedimento elettorale. Per questo definiscono “una calunnia politica” parlare oggi di illegalità e respingono con forza l’ipotesi di utilizzare l’articolo 40 della legge regionale come strumento per rimuovere un sindaco democraticamente eletto. Secondo gli amministratori, la sentenza della Corte Costituzionale n. 16/2026 ha aperto una questione giuridica seria, che non può essere affrontata con slogan politici né con interpretazioni orientate esclusivamente alla rimozione del sindaco. La vicenda, sostengono, deve essere eventualmente valutata dal Prefetto o dalla magistratura, non risolta con “scorciatoie amministrative” che rischiano di aprire un contenzioso dagli effetti rilevanti per gli enti locali, anche sul piano economico e delle responsabilità contabili.

Il Movimento per l’Autonomia, dal canto suo, aveva richiamato il rispetto della legge regionale n. 7 del 1992 e della potestà legislativa dell’Ars, sostenendo che consentire un terzo mandato in violazione della norma creerebbe una giungla istituzionale in cui ogni amministratore potrebbe decidere per sé quale legge applicare. Per gli autonomisti, la permanenza in carica del sindaco di Serradifalco rappresenterebbe una minaccia alla tenuta dell’ordinamento regionale e un’umiliazione nei confronti dei tanti amministratori che hanno rispettato il limite dei due mandati.

La contrapposizione tra le due posizioni è ormai totale. Da un lato chi invoca il rispetto della legge regionale vigente; dall’altro chi rivendica un principio di libertà democratica e chiede un chiarimento definitivo sul rapporto tra autonomia regionale e diritti politici dei cittadini. Il fronte dei sindaci che sostiene Burgio si rivolge anche al Presidente della Regione, Renato Schifani, chiedendo una riforma che elimini ogni ambiguità e riconosca ai cittadini siciliani gli stessi diritti garantiti nel resto d’Italia. “La Sicilia non può continuare a essere ostaggio di norme che la politica ha scelto di non aggiornare”, affermano, invitando Governo regionale e Ars ad assumersi fino in fondo le proprie responsabilità invece di scaricarle sui sindaci e sulle comunità locali. A sostenere Burgio a partire da Marco Rubino, già sindaco di Sant’Agata Li Battiati, insieme a Giuseppe Catania di Mussomeli e Silvio Cuffaro di Raffadali, si affiancano Francesca Draià, che ha guidato Valguarnera Caropepe, Giuseppe Castiglione da Campobello di Mazara, Luciano Marino da Lercara Friddi e Pietro Puccio da Capaci. Hanno espresso il loro sostegno anche Giosuè Maniaci, già sindaco di Terrasini, Angelina De Luca di Altofonte, Giuseppe Virga di Altavilla Milicia e Gino Bertolami da Novara di Sicilia. Il fronte comprende inoltre Bruno Mancuso, ex sindaco di Sant’Agata di Militello, Rosario Petta da Piana degli Albanesi, Mario La Malfa da Pace del Mela, Francesco Agnello da Villafrati, Alvaro Riolo da Acquedolci e Franco Ribaudo da Marineo e Tommaso Di Giorgio da Bisacquino. Un fronte che, per ampiezza e peso politico, rende evidente che la vicenda Serradifalco non è più un caso isolato, ma un tema che coinvolge direttamente decine di amministratori e migliaia di cittadini.

La sensazione, nelle ultime ore, è che la questione sia destinata a proseguire nelle sedi istituzionali e giudiziarie. “Se Burgio deciderà di tutelare le proprie ragioni davanti ai giudici – assicurano gli amministratori in una nota – non sarà solo. E qualora dovessero emergere contenziosi con conseguenze economiche per gli enti pubblici, sarà inevitabile valutare anche le eventuali responsabilità amministrative e contabili.”

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