Alessio Bondì incanta San Cataldo con la magia della sua musica

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Il dialetto per scavare in fondo all’anima e coglierne le molteplici sfumature, la poesia per elevarle. Una Sicilia ancestrale, così familiare e al contempo lontana, cristallizzata nel tempo e sospesa tra i ricordi, modellata da un’antica maharìa, che permette di rispecchiarsi nelle proprie fragilità. Il lirismo poetico e la magia popolare siciliana della musica di Alessio Bondì (Palermo, 4 novembre 1988) ha incantato il pubblico sancataldese durante il concerto tenutosi sabato 29 agosto, alla Villa Comunale di San Cataldo in occasione della Festa dell’Unità organizzata dal Partito Democratico della Federazione di Caltanissetta.

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Il processo artistico che determina la nascita delle mie canzoni ha origine da un’emozione inspiegabile e da un’esperienza unica”, esordisce il cantante.

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Foto di Fabio Florio

Vincitore di prestigiosi riconoscimenti come il Premio De André  nella sezione “Miglior interprete” nel 2013 e la “Targa SIAE” del Premio Parodi 2014; il suo esordio discografico è avvenuto nel 2015 con l’album Sfardo. Artista di grande esperienza e dalla rilevante inclinazione teatrale: si forma, infatti, presso l’indirizzo spettacolo del DAMS dell’Università degli Studi di Palermo e prosegue gli studi all’Accademia d’arte drammatica Corrado Pani di Roma. Frequenta il laboratorio di recitazione del docente e drammaturgo Antonio Giordano, dove interpreta il senzatetto Nunzio nella pièce Balla, balla, Ballarò, grazie a cui scopre la potenza evocativa del dialetto.

Il dialetto palermitano è l’epicentro della mia musica. L’ho anche studiato sotto diversi aspetti e cerco di sdoganarlo dai soliti cliché. Lo considero anche come uno strumento per raccontare l’Isola e mostrare i suoi aspetti. L’incontro con il professore Giordano, il mio primo maestro di teatro, è stato di fondamentale importanza in quanto ho appreso quell’ascendenza teatrale che conferisco ai miei brani.”, spiega Alessio Bondì.

Colmare la nostra voragine interiore” è l’atto con cui l’artista sottolinea l’esigenza di conoscere le proprie tradizioni, “abitarle e arredarle” a proprio piacimento. Fondamentale è, dunque, la collaborazione con il collettivo di musicisti Lero Lero – di cui fanno parte anche il produttore e chitarrista Fabio Rizzo e il tastierista e musicista Donato Di Trapani, affiancati in registrazione dal percussionista Giovanni Parrinello– con cui recupera e ripropone in chiave anti-museale ed anti-folkloristica la tradizione orale musicale dall’Archivio sonoro siciliano del ‘900.  Il risultato di questo percorso ha portato alla luce l’album Lero Lero, uscito il 3 aprile 2026 e costituito da nove brani.

Il servizio di Federico Celeste

Con il collettivo abbiamo voluto creare un vero e proprio atto allucinatorio, consistente in un’operazione di recupero, riappropriazione e rielaborazione di un’antica cultura sonora, tramandata oralmente ai tempi dei nostri nonni e padri. Il siciliano arcaico delle registrazioni degli anni ’50-costituito da voci di contadini, pastori, lavandaie, canti di sdegno e ninne nanneè stato riproposto in un suono arcaico e visionario, intriso di elettronica mediterranea e melismi microtonali, in cui riecheggiano i suoni ipnotici di zampogne e marranzani, i lamenti dei carrettieri e le urla dei salinai. Il nostro fine, dunque, è di creare il nostro atto allucinatorio partendo proprio dalla nostra cultura identitaria.

Le esperienze al di fuori dei confini regionali e nazionali hanno avuto un ruolo fondamentale per la formazione di Alessio Bondì, ottenendo parecchi riscontri positivi ovunque si è esibito, in particolare in America Latina. L’artista, tuttavia, precisa di non avere mai riscontrato particolari differenze che hanno richiesto delle modifiche a livello contenutistico nelle sue canzoni, facilitato anche dalla sua discreta conoscenza del portoghese e dello spagnolo con cui ha introdotto i suoi brani durante le performance.

Il mio sogno nel cassetto? Meglio lasciarlo lì!”, conclude ridendo.

Parole emotivamente potenti e note in grado di avvolgere e sedurre: le canzoni di Alessi Bondì si sono aggrovigliate tra il pubblico sancataldese, accendendolo forte proprio come una taddarita in un’esperienza veramente unica.

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