Sgominata tra Sicilia e Calabria rete internazionale di “tombaroli”

Beni Culturali: Operazione Ghenos, sgominata rete internazionale di "tombaroli"Beni Culturali: Operazione Ghenos, sgominata rete internazionale di "tombaroli"
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Una doppia indagine coordinata dalla Procura distrettuale di Catania e dalla DDA di Catanzaro ha colpito una vasta rete reti criminale specializzata nello scavo clandestino e nel traffico di beni archeologici tra Sicilia e Calabria. All’alba di oggi i Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, con il supporto dei Nuclei Elicotteri e degli Squadroni “Cacciatori” di Sicilia e Calabria, hanno eseguito due ordinanze che complessivamente dispongono 56 misure cautelari personali. Le attività si sono sviluppate in sei province siciliane (Catania, Messina, Siracusa, Ragusa, Caltanissetta, Enna) e calabre (Crotone), con estensioni operative a Roma, Firenze, Ravenna, Ferrara, Forlì-Cesena e in territorio estero, toccando Germania e Regno Unito.

IMG 1795 Sgominata tra Sicilia e Calabria rete internazionale di "tombaroli"
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Sul versante siciliano, l’indagine “Ghenos” ha portato a 45 misure cautelari per reati che vanno dall’associazione per delinquere alla violazione della normativa sulle ricerche archeologiche, dal furto e dalla ricettazione di beni culturali all’esportazione illecita, fino alla contraffazione di opere d’arte e all’impiego di denaro di provenienza illecita. La Procura di Catania descrive un’articolazione criminale radicata nell’area etnea e siracusana, organizzata in consorterie con ruoli distinti: squadre di tombaroli dotate di metal detector, georadar e attrezzature per escavazione; ricettatori locali; referenti per la vendita internazionale. Nel novembre scorso è stata individuata nell’area catanese una vera e propria “zecca clandestina” per la produzione di falsi manufatti ceramici e la contraffazione di monete, con stampi, conii e strumenti di colatura.

Sul fronte calabrese, l’indagine “Scylletium” ha contestato 11 misure (due in carcere e nove ai domiciliari) per un’associazione finalizzata agli scavi illeciti e al traffico di reperti nei parchi archeologici di Scolacium, Kaulon e Capo Colonna, con l’aggravante della finalità agevolatrice della cosca ‘ndranghetistica “Arena” nel territorio di Isola Capo Rizzuto. Le investigazioni del Nucleo TPC di Cosenza, condotte tra ottobre 2022 e ottobre 2024, hanno documentato una squadra di tombaroli che, con una spartizione meticolosa di competenze e canali di comunicazione schermati, alimentava il mercato clandestino di materiale archeologico, mascherando le conversazioni con codici (“finocchi”, “asparagi”, “motosega” per indicare il detector).

Il sequestro dei beni restituisce la scala dell’aggressione al patrimonio culturale: oltre 10mila reperti complessivi, tra cui circa 7mila monete di eccezionale rarità e stato di conservazione. Le emissioni numismatiche abbracciano le zecche della Magna Grecia e della Sicilia — Heraclea, Reggio, Selinunte, Katane, Siracusa, Panormos e Gela — e produzioni minori come Calactae, Alaesa Archonidea, Alontion e Tyndaris. Spiccano pezzi rari, dalla forma piramidale di Akragas, alle frazioni di Ziz–Panormos, fino a bronzi di Alykiai e Iaitas (Monte Jato), insieme a reperti fittili quali crateri a figure nere e rosse, fibule protostoriche, pesi, punte di freccia e askoi. Il valore economico stimato è prossimo ai 17 milioni di euro, ma la perdita culturale e scientifica, legata alla distruzione dei contesti archeologici, non è quantificabile.

La genesi di “Ghenos” affonda nel 2021, quando la dirigenza del Parco Archeologico di Agrigento denunciò scavi clandestini iniziati nel 2019 nell’area di Eraclea Minoa (Cattolica Eraclea). Da quel punto, il Nucleo TPC di Palermo ha monitorato gruppi di tombaroli paternesi e lentinesi, accertando 76 scavi illegali in siti siciliani e, in due casi, in Calabria, con riscontri operativi che hanno portato a sei arresti in flagranza (cinque durante lo scavo nel sito di Baucina nel 2022) e a sequestri in Germania, a Düsseldorf, in collaborazione con la polizia tedesca. La confluenza con “Scylletium” nasce quando gli investigatori rilevano che una squadra siciliana opera anche in Calabria, in collegamento con il gruppo catanzarese: da qui l’esecuzione coordinata delle due ordinanze, a conferma di una rete transregionale che dal depredamento dei siti conduce i reperti verso il mercato clandestino e le case d’asta estere.

Il video dell’operazione dei Carabinieri

Il quadro delineato dalle Procure mostra un ambito criminale altamente specializzato, che richiede metodi investigativi tecnici: acquisizioni di dati di traffico telefonico e telematico, videoriprese nei luoghi d’incontro, pedinamenti, perquisizioni e sequestri, fino all’attivazione di strumenti di cooperazione giudiziaria internazionale come l’Ordine europeo di indagine. La risposta dello Stato — con il coordinamento congiunto, l’impiego di reparti speciali e il sequestro di documentazione probatoria e contabile — segnala la volontà di colpire non soltanto la manovalanza predatoria, ma l’intera filiera dell’“archeomafia”, dalle squadre sul terreno ai trafficanti internazionali.

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