Galvagno resiste: “L’ARS non è un tribunale”

Galvagno resiste: "L'ARS non è un tribunale"Galvagno resiste: "L'ARS non è un tribunale"
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“Questa Assemblea non è un tribunale e questa seduta non è un processo”. Con queste parole, il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Gaetano Galvagno ha affrontato l’aula di Sala d’Ercole, respingendo con fermezza le richieste di dimissioni avanzate da alcuni esponenti politici, dopo essere stato coinvolto in un’indagine per corruzione e peculato. Nel suo intervento, Galvagno ha dichiarato di non poter entrare nel merito dell’inchiesta, ancora in corso presso la Procura di Palermo, ma ha voluto chiarire la sua posizione: “Se decidessi di dimettermi ora, finirei per affermare un principio pericoloso: che un messaggio veicolato sui social possa avere più peso della Costituzione”. Ha poi lasciato la presidenza dell’aula per seguire il dibattito come semplice deputato, mentre la seduta è stata presieduta dall’onorevoleNuccio Di Paola del Movimento 5 Stelle.

IMG 1795 Galvagno resiste: "L'ARS non è un tribunale"
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L’indagine ruota attorno a presunti favori in cambio di finanziamenti pubbliciper eventi organizzati dall’Ars. Tra le accuse, l’assegnazione di incarichi a persone vicine a Galvagno, biglietti omaggio per concerti e persino l’acquisto di un abito per il presidente. Figura chiave dell’inchiesta è Sabrina De Capitani, ex portavoce di Galvagno, che si è dimessa nelle scorse ore. Coinvolta anche l’assessora al Turismo Elvira Amata (FdI), destinataria di un avviso di proroga delle indagini. Il dibattito, acceso e partecipato, ha visto la presenza del presidente della Regione Renato Schifani, la cui partecipazione non era scontata. Mentre alcuni deputati, come La Vardera e Schillaci, hanno chiesto apertamente le dimissioni di Galvagno. Il segretario regionale del PD Anthony Barbagallo ha parlato di “scandali colossali” sottovalutati dal governo.

Galvagno ha ribadito la volontà di non sottrarsi al confronto né alle proprie responsabilità, ma ha anche sottolineato di non voler cedere a pressioni mediatiche o politiche. “L’Ars deve andare avanti”, ha concluso, lasciando intendere che, almeno per ora, non intende fare un passo indietro.

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