Lo scorso venerdì 30 ottobre, lo storico Palazzo Giordano di Caltanissetta ha ospitato la presentazione di La mezza, il romanzo di Costanza DiQuattro, pubblicato da La nave di Teseo. L’incontro, organizzato dalla libreria Ubik di Caltanissetta, è stato un’occasione per approfondire la storia e i temi al centro dell’opera. A dialogare con l’autrice è stata la giornalista Ivana Baiunco.
Al centro del libro c’è Elena, cresciuta dai nonni Giovanni e Anna dopo la morte della madre Agata. Poco prima di morire, il nonno le affida un manoscritto rimasto nascosto per anni, destinato a riportare alla luce vicende del passato familiare.Tutto prende avvio da un vecchio biglietto teatrale, un indizio che spinge Giovanni a indagare sulla vita della figlia e sul legame con Andrea Silvestri, un attore con cui Agata aveva vissuto una storia d’amore. Una ricerca che porta a confrontarsi con segreti, ricordi e verità rimaste a lungo in ombra.
A spiegare l’origine del romanzo è la stessa autrice, che racconta di aver voluto mettere in discussione la presunzione di conoscere fino in fondo i propri genitori e i propri figli. “C’è un mondo sotterraneo che appartiene ai genitori e ai figli e che forse è anche giusto non conoscere“, spiega DiQuattro, sottolineando come la storia si muova tra verità che possono rappresentare tanto una rivelazione quanto un peso per chi le scopre.

Al centro della narrazione c’è soprattutto l’amore, declinato nelle sue diverse forme e nei suoi rapporti più complessi: da quello coniugale ed extraconiugale ai legami tra genitori e figli, nonni e nipoti, fino alle relazioni con le persone che fanno parte della nostra vita. “Volevo che fosse un romanzo che cantasse l’amore“, afferma l’autrice.
Il mondo del teatro entra nella narrazione già a partire dal titolo. La mezza è infatti la mezz’ora che precede l’apertura del sipario, un tempo sospeso che, nella visione di DiQuattro, diventa metafora di quei momenti che precedono una svolta o la rivelazione di una verità importante.
È proprio da questa sospensione che prende forma la riflessione che l’autrice affida ai lettori: “Mi piacerebbe che, arrivando all’ultima pagina, ciascuno cominciasse a chiedere a se stesso e ad auspicare di non giudicare gli altri”.

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