È in corso oggi la XII Giornata della Memoria e dell’Accoglienza a Lampedusa, l’isola simbolo di accoglienza e testimone di numerose tragedie del Mediterraneo. L’evento ricorda il naufragio del 3 ottobre 2013, quando persero la vita 368 persone, e assume quest’anno un significato ancora più profondo, coincidente con il decimo anniversario del naufragio del 18 aprile 2015, che provocò circa mille vittime.
Dal 29 settembre, l’isola è stata animata da iniziative volte a rendere viva la memoria e a promuovere l’inclusione. La giornata di oggi prevede marce commemorative, deposizione di corone e momenti di incontro tra studenti, docenti, familiari delle vittime, soccorritori e cittadini. Le attività mirano a trasformare la memoria in azione, rafforzando i legami tra generazioni e comunità.
“Ogni anno, tornare a Lampedusa è come tornare a un nodo della memoria, un luogo che non è solo geografia, ma coscienza – afferma Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 ottobre – È da qui che vogliamo, ancora una volta, far partire una voce. Sarà uno spazio vivo, collettivo, dove la memoria diventa azione, dove le storie si incontrano e si trasformano in consapevolezza. Quest’anno più che mai sentiamo il bisogno di creare legami veri. Solo attraverso l’incontro possiamo costruire un noi che non escluda”.
Brhane sottolinea inoltre l’importanza del confronto tra generazioni e della responsabilità condivisa: “Solo mettendo a confronto le generazioni, le esperienze e le radici possiamo imparare a custodire il passato e a prenderci cura del futuro. Lo faremo insieme a studenti e docenti, a familiari delle vittime dei naufragi, a testimoni, a soccorritori e a chi ogni giorno sceglie di stare dalla parte della dignità umana. Lo faremo con parole, gesti e silenzi carichi di significato. Perché la memoria non è un atto solitario, è un ponte”.
La manifestazione assume quest’anno un forte richiamo alla solidarietà internazionale: la Giornata della Memoria e dell’Accoglienza si intreccia con lo sciopero generale e le iniziative di sostegno alla Flotilla, a tutela dei civili colpiti dal conflitto in corso a Gaza. Lampedusa diventa così anche punto di riflessione sul diritto alla vita e alla dignità di chi è costretto a fuggire da guerra e persecuzione.
“Non è facile riaprire ferite, ma è necessario. Se oggi possiamo raccontare, è perché qualcuno ieri ha scelto di non dimenticare. E vogliamo che domani nessuno sia costretto a morire nel silenzio,” conclude Brhane, ribadendo la centralità dell’isola come luogo simbolico di memoria, accoglienza e impegno civile.











