Palermo si è fermata ancora una volta davanti alla memoria di Piersanti Mattarella, presidente della Regione Siciliana assassinato da Cosa nostra il 6 gennaio 1980. La cerimonia si è svolta in via Libertà, nel luogo esatto in cui Mattarella, quarantasei anni fa, venne colpito mentre si recava a messa insieme alla moglie. Autorità civili, rappresentanti istituzionali, studenti e semplici cittadini hanno preso parte al momento di raccoglimento.

“Piersanti Mattarella rappresenta ancora oggi un punto di riferimento essenziale per tutti coloro che credono nella buona politica, nella legalità e nel riscatto morale della Sicilia. Il suo coraggio nell’opporsi alle infiltrazioni mafiose e la sua integrità nell’esercizio delle funzioni pubbliche sono un’eredità preziosa che continua a ispirarci – ha dichiarato il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani nel corso dell’iniziativa – Il tempo trascorso non cancella l’esigenza di verità e giustizia. Auspichiamo che le nuove attività investigative in corso possano finalmente fare piena luce su questo omicidio. Figura di spicco – aggiunge Schifani – riconosciuta anche a livello nazionale per una visione nuova e riformatrice della politica, fedele ai valori della Costituzione e strenuo difensore dello Statuto siciliano che considerava strumento fondamentale di sviluppo per questa terra, il suo esempio continua a indicarci la strada per una Sicilia libera dalla mafia e proiettata verso il progresso economico e sociale”.

Nato nel 1935 a Castellammare del Golfo, cresciuto in una famiglia profondamente legata alla vita istituzionale, Mattarella apparteneva alla corrente morotea della Democrazia Cristiana. Era un riformatore convinto: credeva in una politica capace di includere, dialogare, modernizzare, e soprattutto di restituire dignità alle istituzioni. Quando divenne presidente della Regione Siciliana nel 1978, portò con sé un’idea semplice e rivoluzionaria: fare della Sicilia una “regione normale”, liberata dalle distorsioni clientelari e dall’influenza mafiosa che condizionavano appalti, urbanistica e gestione amministrativa.
“La verità che manca sull’omicidio di Piersanti Mattarella è un punto nero della nostra democrazia. – ha detto il Presidente della Commissione Antimafia, Antonello Cracolici – Fare chiarezza su quegli anni e sul contesto che portò all’assassinio di un presidente della Regione che sperava in un cambiamento per la sua terra, che aveva un’idea di Sicilia diversa. Il suo impegno deve essere uno stimolo per tutti noi a non cedere alla rassegnazione e all’indifferenza contro la mafia”.

A distanza di quasi mezzo secolo, la vicenda giudiziaria non è chiusa. Negli ultimi anni si è assistito a una nuova fase investigativa, con la Procura di Palermo che ha riaperto alcune piste riesaminando reperti e impronte, tra cui la misteriosa scomparsa di un guanto che potrebbe contenere tracce decisive. Nel 2025 sono stati iscritti tre nuovi indagati, riaccendendo l’attenzione sul possibile ruolo di mandanti e fiancheggiatori. L’arresto dell’ex prefetto Filippo Piritore, accusato di aver occultato prove, ha riportato al centro il tema dei depistaggi e delle responsabilità istituzionali dell’epoca. Resta irrisolto il nodo dell’esecutore materiale, su cui le ricostruzioni continuano a oscillare tra ipotesi mafiose e intrecci con apparati deviati dello Stato. Una verità che tarda ad arrivare, come tante altre, della storia repubblicana del nostro Paese.