Scatti fugaci di un addio forse imminente, genitori che mostrano ai figli un pezzo di storia prima che sparisca per sempre: l’emozione era palpabile ieri pomeriggio a Caltanissetta, dove un centinaio di cittadini si è radunato davanti alla stazione RAI. L’occasione è stato il sit-in organizzato dal Comitato Parco Antenna Sant’Anna, un ultimo, accorato appello per scongiurare la demolizione dello storico trasmettitore, prevista per la prossima settimana. Una perdita inestimabile per il patrimonio storico e culturale della città. L’antenna, con i suoi imponenti 286 metri di altezza, è la struttura più alta d’Italia e ha rappresentato per decenni l’unico impianto nazionale per la trasmissione in onde lunghe. Inaugurata il 18 novembre 1951, è rapidamente diventata un elemento iconico dello skyline del capoluogo nisseno e un profondo simbolo dell’identità della comunità. Sebbene oggi inattiva, la sua presenza continua a evocare una memoria viva per la città, alimentando un desiderio condiviso di conservazione e valorizzazione.

Oltre ai cittadini, numerosi rappresentanti delle associazioni hanno partecipato all’iniziativa, tra cui: Lipu, Movimento del Volontariato Italiano, WWF Sicilia Centrale, Legambiente e Italia Nostra. Renato Mancuso, Presidente del Comitato Parco Antenna Sant’Anna, ha espresso con forza le ragioni della protesta: “Non possiamo accettare che l’abbattimento dell’antenna sia stato deciso esclusivamente sulla base di una relazione tecnica di parte, commissionata e realizzata da Rai Way e dallo stesso studio che quattro anni prima aveva previsto il crollo imminente dell’antenna entro tre mesi. Previsione sbagliata, smentita allora da un’altra perizia. Chiediamo la sospensione immediata dei lavori, per il tempo strettamente necessario a consentire una nuova perizia tecnica d’ufficio, affidata dal Comune o dalla Soprintendenza. Solo attraverso una valutazione imparziale sarà possibile accertare le reali condizioni dell’antenna e decidere i successivi provvedimenti nel rispetto della tutela del bene.”
Il WWF Sicilia Centrale nei giorni scorsi ha lanciato un ultimatum alle autorità, definendo la demolizione illegittima e sottolineando come l’antenna sia tutelata da un vincolo culturale risalente al 1995, nonostante una recente revoca che l’associazione ha definito “grave” e “unilaterale”. “Oltre che nel ’95, questo bene è stato ufficialmente riconosciuto tra il 2017 e il 2022. Ma il primo vincolo che interessa la Valle del Salso è stato colpevolmente ignorato dalla Soprintendenza” – ha sottolineato Leandro Janni, presidente di Italia Nostra Sicilia.
L’attenzione si è concentrata non solo sul trasmettitore, ma su tutta l’area dell’impianto, di oltre 12 ettari. Il timore più grande è quello della speculazione edilizia, tenendo conto anche delle dichiarazioni di alcuni consiglieri comunali di maggioranza che, durante il consiglio monotematico del 20 giugno, hanno espresso critiche riguardo alla futura destinazione dell’area a parco urbano. “Non abbiamo bisogno di altre ville e villette in città. – ha spiegato Ivo Cigna del Partito Democratico cittadino, che propone al Comune di intervenire sul Piano Regolatore – in questo momento l’area è vincolata in gran parte alle zone E e F, c’è solo qualche piccola particella in zona C1, però con una variante urbanistica è possibile ridare pregio a questi terreni che sono di grandissima bellezza e scongiurare il pericolo di vedere ulteriore cemento.”
Intanto sempre nella giornata di ieri, il Consiglio comunale di Caltanissetta ha votato all’unanimità un ordine del giorno con cui impegna l’amministrazione Tesauro ad impugnare dinanzi al TAR il Decreto della Regione Siciliana dello scorso 28 maggio che rimuoveva il vincolo sull’area su cui insiste l’Antenna Rai.
