San Cataldo, il quartiere Pizzo Carano si schiera per la Palestina. Il PD al Sindaco: “Conferimento delle chiavi della città a Francesca Albanese”

San Cataldo, il quartiere Pizzo Carano si schiera per la Palestina. Il PD al sindaco: "Conferimento delle chiavi della città a Francesca Albanese"San Cataldo, il quartiere Pizzo Carano si schiera per la Palestina. Il PD al sindaco: "Conferimento delle chiavi della città a Francesca Albanese"
Francesca Cammarata, Gioacchino Comparato e Vincenzo Siracusa - © ViU News
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Ieri pomeriggio il quartiere Pizzo Carano – Sant’Anna di San Cataldo ha ospitato un evento dal forte significato umano e politico rispetto all’emergenza in corso sulla Striscia di Gaza a causa dei continui raid israeliani. L’iniziativa “Un quartiere per la libertà”, culminata con l’issamento della bandiera palestinese, ha voluto esprimere solidarietà al popolo palestinese e lanciare un messaggio forte contro l’indifferenza.

IMG 1795 San Cataldo, il quartiere Pizzo Carano si schiera per la Palestina. Il PD al Sindaco: "Conferimento delle chiavi della città a Francesca Albanese"
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Sotto lo slogan “Free Palestine #FreeGaza”, l’evento ha visto la partecipazione di cittadini, attivisti e rappresentanti istituzionali. Tra gli interventi, quello del sindaco di San Cataldo, Gioacchino Comparato, che ha pronunciato parole dure contro l’indifferenza e l’inerzia delle coscienze: “Uno dei peggiori peccati e dei peggiori vizi della nostra epoca è l’indifferenza. Penso che con l’indifferenza si muore. Essa causa guerre, carestie. È uno dei mali che ci affligge. – il primo cittadino sancataldese cita Gramsci – ‘Odio gli indifferenti’, perché l’indifferenza è peggio dell’odio e di qualsiasi altra cosa. Siamo in grado di scuotere le coscienze davanti a un genocidio in atto come quello in Palestina? Di fronte a una cancellazione non solo fisica, ma anche identitaria. Siamo capaci di scuoterci come italiani e come europei? Siamo capaci di portare questa istanza a chi ci rappresenta e dire che non siamo d’accordo? Dire: questo genocidio, questa cancellazione di popolo e questa pulizia etnica deve cessare.”

San Cataldo, il quartiere Pizzo Carano si schiera per la Palestina. Il PD al sindaco: "Conferimento delle chiavi della città a Francesca Albanese"

Accanto al sindaco, hanno preso la parola anche Francesca Cammarata, consigliera comunale del Partito Democratico, e Vincenzo Siracusa, presidente del comitato di quartiere Pizzo Carano – Sant’Anna. Un evento che nasce a seguito di varie richieste avanzate pubblicamente e formalmente dal PD sancataldese in consiglio comunale, tra cui, l’ultima, quella di esporre la bandiera palestinese al Palazzo delle Spighe: “Dopo il silenzio da parte dell’amministrazione, il presidente del comitato di quartiere ci ha contattati per realizzare questo gesto simbolico almeno nel quartiere di Pizzo Carano.- dichiara a ViU News Francesca Cammarata ricordando anche che i dem hanno portato più volte la questione palestinese dentro le istituzioni locali: “Lo abbiamo fatto con l’approvazione dell’Ordine del Giorno da noi presentato ‘Palestina Libera’, poi con diverse dichiarazioni pubbliche. Il 30 luglio abbiamo chiesto ufficialmente l’esposizione della bandiera palestinese dal Palazzo Comunale, consegnando la bandiera al sindaco. Tuttavia – prosegue Cammarata – l’amministrazione comunale non ha ancora formalmente risposto alla richiesta.”

Oltre alla bandiera, il gruppo consiliare ha presentato un’ulteriore istanza al sindaco Comparato: il conferimento delle chiavi della città a Francesca Albanese, Relatrice Speciale dell’ONU per i diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati. “Un gesto simbolico e potente, che intende rafforzare il messaggio di solidarietà e impegno civile come fatto nei giorni passati dal primo cittadino del capoluogo pugliese. Crediamo che anche una comunità come San Cataldo possa e debba farsi portavoce di valori universali, attuali e urgenti. – dice la consigliera dell’opposizione – L’esposizione della bandiera palestinese è una presa di posizione chiara, un atto di resistenza civile in un momento in cui le istituzioni, dal livello più basso ai livelli più alti, scelgono di non esporsi e anzi si rendono silenziosamente complici del genocidio. Il fatto che a farlo sia stata una comunità lo rende ancora più potente perché significa che le coscienze si stanno muovendo, che cresce una consapevolezza collettiva. E questo, oggi, è fondamentale.”

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