Caltanissetta – Il Gip del Tribunale di Caltanissetta, Santi Bologna, ha disposto l’archiviazione del procedimento sul dossier “Mafia e Appalti”, accogliendo, seppur parzialmente, la richiesta avanzata nello scorso aprile dal Procuratore Salvatore De Luca e dal Procuratore aggiunto Pasquale Pacifico. Il fascicolo di circa 400 pagine, aperto a carico di ignoti per verificare il ruolo di eventuali soggetti esterni a Cosa Nostra nelle stragi di Capaci e via D’Amelio, si scontra così con l’impossibilità di procedere a carico di specifici indagati dopo oltre trent’anni. Nel provvedimento, il giudice rileva come gli elementi acquisiti non consentano l’iscrizione di alcun soggetto né la formulazione di una ragionevole previsione di condanna. L’analisi giudiziaria, pur ricostruendo il clima ostile ed emarginante in cui operarono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nella Procura di Palermo tra il 1990 e il 1992 e la distanza con molti colleghi dell’epoca, non ha offerto prove autonomamente persuasive per individuare mandanti od esecutori morali tra esponenti della magistratura o del mondo politico-imprenditoriale. D’altro canto, la Procura nissena ribadisce come il rapporto del Ros rappresenti una concausa della strage di via D’Amelio dotata di elevata credibilità razionale: appare infatti altamente plausibile che Borsellino, dopo l’intervento a Casa Professa, abbia allarmato una rete di soggetti intesi a impedirgli di riferire quanto a sua conoscenza su un crocevia di interessi mafiosi, politici, imprenditoriali e massonici. Proprio per questo, De Luca e Pacifico tengono a precisare con fermezza che le indagini sulle stragi del 1992 non si fermano affatto e che tutti i filoni investigativi restano pienamente aperti, secondo l’insegnamento dello stesso Falcone sull’importanza di raccogliere ogni nuovo elemento per riaprire i procedimenti.


Palazzo di Giustizia, Caltanissetta - © ViU News
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