Il tema del terzo mandato per i sindaci dei piccoli comuni è diventato uno dei nodi più controversi della politica siciliana nelle ultime settimane. Il caos nasce all’Assemblea Regionale Siciliana dalle due bocciature consecutive del DDL sugli enti locali, che avrebbe introdotto anche nell’isola la possibilità di ricandidatura per i primi cittadini dei comuni sotto i 15.000 abitanti. Entrambe le votazioni sono state affossate dal voto segreto, con franchi tiratori interni alla maggioranza. Una dinamica che ha messo a nudo una frattura politica profonda, in cui calcoli interni, rivalità territoriali e timori di rafforzare alcuni sindaci a scapito di altri hanno prevalso sulla necessità di dare una cornice normativa chiara ai comuni. Mentre nel resto del Paese la normativa nazionale ha ormai aperto la strada alla ricandidatura dei sindaci dei comuni fino a 15 mila abitanti — e nei centri sotto i 5 mila ha addirittura eliminato ogni limite — l’Isola resta bloccata in un limbo normativo che ha trasformato le prossime amministrative del 24 e 25 maggio in un campo di battaglia giuridico oltre che politico. La “specialità siciliana” è che la regione rimane l’unica in cui decine di sindaci non sanno se potranno correre o meno alla poltrona di primo cittadino. Eppure, alcuni di loro hanno deciso di provarci comunque, convinti che la recente sentenza della Corte costituzionale abbia già tracciato una strada obbligata. Tra questi, nel nisseno, c’è Leonardo Burgio, sindaco uscente di Serradifalco, che ha annunciato senza esitazioni la presentazione della propria lista. Con lui, hanno già sciolto le riserve anche Maria Greco, sindaca di Agira, e Francesca Draia, prima cittadina di Valguarnera. A loro potrebbe aggiungersi Francesco Re, sindaco di Santo Stefano di Camastra, che sta valutando la stessa opzione.
I tribunali amministrativi saranno chiamati a pronunciarsi in tempi rapidissimi e la Corte costituzionale destinata, con ogni probabilità, a tornare sul tema. Il punto di svolta era già arrivato il 19 febbraio 2026, quando la Corte costituzionale ha depositato una sentenza riguardante la Valle d’Aosta, regione anch’essa a statuto speciale. La Consulta ha stabilito che il diritto all’elettorato passivo non può essere compresso in modo irragionevole e che i limiti ai mandati devono rispettare i principi generali dell’ordinamento nazionale. Una pronuncia che, pur non citando la Sicilia, ha un effetto anche sull’isola: quando una legge regionale contrasta con un diritto costituzionale, prevale la sentenza della Corte.
È su questo terreno che si muove Leonardo Burgio, che non nasconde la propria sicurezza giuridica. “La sentenza della Corte costituzionale non lascia alcuna libera interpretazione, – afferma. – Ha sancito in maniera inequivocabile il diritto dell’elettorato passivo. La nostra lista, una volta presentata, non può essere rigettata. E se anche la commissione elettorale volesse andare sul sicuro, il TAR accoglierebbe il ricorso. La giurisprudenza è chiara e la Corte costituzionale può mai rinnegare una propria sentenza? Io penso proprio di no”. La seconda bocciatura all’ARS, avvenuta dopo la sentenza della Consulta, ammetterebbe, secondo il primo cittadino serradifalchese, la forza giuridica della pronuncia costituzionale: “La prova della forza della sentenza sta nel fatto che, nonostante il primo stop, la norma è stata riportata nuovamente in aula. Perché farlo, se non si riconosce che la Corte ha un valore superiore?”.
Il primo cittadino serradifalchese esclude la composizione di liste alternative o candidati di riserva: “Non abbiamo motivo di presentare liste di appoggio o candidati ombra, – spiega a ViU News – Prima della sentenza avrei accettato il limite dei due mandati, perché non c’erano precedenti giurisprudenziali. Oggi la situazione è completamente diversa. Non c’è più il rischio che la lista non venga ammessa”.
La ricandidatura di Burgio non è solo un atto giuridico, ma anche politico. “Io mi rimetto al giudizio del popolo – afferma. – Se il mio operato è stato soddisfacente, sarò votato. Altrimenti la democrazia permette di cambiare sindaco. Ma non può essere una legge regionale, in contrasto con la Corte costituzionale, a impedire agli elettori di scegliere. Non chiedo preferenze. Non l’ho fatto in passato e non lo farò adesso. Saranno i cittadini a decidere”.
Sul piano politico, Burgio conferma la volontà di mantenere un profilo civico e trasversale, come già avvenuto negli ultimi undici anni. “Il mio onore sarebbe rappresentare tutte le forze politiche che si riconoscono in un progetto basato sull’interesse della comunità, – spiega. – A Serradifalco abbiamo messo da parte i colori politici. Chi vuole sostenerci è il benvenuto”.