San Cataldo (CL) – Volevano emulare i video virali dei loro influencer preferiti su YouTube: nascondersi all’interno di un negozio durante l’orario di chiusura, trascorrere la notte tra gli scaffali eludendo la sicurezza e riemergere l’indomani a favore di camera o per il solo brivido dell’impresa. Un’emulazione finita però al centro di un’indagine della Procura della Repubblica di Caltanissetta, che nelle scorse ore ha chiesto l’archiviazione del fascicolo inizialmente aperto contro ignoti per sequestro di persona.
A far scattare l’allarme era stata la denuncia di scomparsa presentata sabato scorso dal padre di due bambine infraquattordicenni presso la Tenenza dei Carabinieri di San Cataldo. Le ricerche immediatamente attivate dai militari del Comando Provinciale si sono concluse con il ritrovamento delle due minori all’interno di un esercizio commerciale del territorio.
Gli accertamenti tecnici e le testimonianze raccolte dagli inquirenti coordinati dal Procuratore Salvatore De Luca hanno chiarito ogni contorno della vicenda: nessun sequestro, né l’intervento di terzi. Le due sorelline sono entrate consapevolmente nel negozio all’insaputa del padre, approfittando delle fasi di chiusura per rimanervi durante la notte. A dare l’allarme è stata poi la titolare dell’attività alla riapertura pomeridiana, consentendo ai Carabinieri di riaffidare le piccole ai familiari.
L’ispezione sui dispositivi in uso alle minori ha confermato la matrice del gesto: la visione reiterata di video dedicati alla cosiddetta “24-hour store challenge”, format che sui social e sulle piattaforme di condivisione raccoglie milioni di visualizzazioni.
Una dinamica che si inserisce in un fenomeno già noto alle cronache giudiziarie e investigative nazionali e internazionali, legato alla forte spinta emulativa esercitata dalle challenge virali sui giovanissimi. Nata nella metà degli anni 2010 negli Stati Uniti e diffusasi rapidamente in Europa tramite YouTube e TikTok, la “24 Hours Overnight Challenge” vede ragazzi sfidarsi a rimanere nascosti per un’intera giornata in centri commerciali o grandi magazzini, sfociando più volte in denunce per intrusione o procurato allarme. Negli anni più recenti la Magistratura è dovuta intervenire anche su sfide ben più drammatiche, dalla “Blackout Challenge” — che portò al blocco temporaneo degli account TikTok privi di verifica anagrafica certa dopo la tragedia di una bambina a Palermo nel 2021 — fino al planking o al balconing, fenomeni che impongono periodicamente verifiche su responsabilità genitoriali e omissioni delle piattaforme.
Nel formalizzare la richiesta di archiviazione per l’ipotesi di sequestro di persona, il Procuratore della Repubblica di Caltanissetta, Salvatore De Luca, ha sottolineato come l’episodio riapra una riflessione non più rinviabile sulle tutele dei minori nel digitale. La vicenda evidenzia i rischi legati all’uso incontrollato dei social e alla spinta a compiere azioni pericolose pur di ottenere approvazione e visualizzazioni, imponendo interventi concreti: dal differimento dell’età di accesso ai media, all’incremento della sicurezza da parte dei gestori delle piattaforme, fino all’adozione di sistemi stringenti di verifica dell’età.
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