Bracconaggio nei demani forestali del Nisseno: l’allarme delle associazioni ambientaliste

Divieto di Caccia foresta demanio furiana Caltanissetta e1768998453995 Bracconaggio nei demani forestali del Nisseno: l’allarme delle associazioni ambientalisteDivieto di Caccia foresta demanio furiana Caltanissetta e1768998453995 Bracconaggio nei demani forestali del Nisseno: l’allarme delle associazioni ambientaliste
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Italia Nostra, Legambiente, LIPU e WWF lanciano un allarme congiunto sul crescente numero di attività venatorie illecite all’interno dei demani forestali della provincia di Caltanissetta. In una nota inviata al Corpo Forestale, al Dipartimento Sviluppo Rurale, al Libero Consorzio e alla Prefettura, le associazioni chiedono interventi immediati per fermare quella che definiscono una “vera e propria offensiva” contro la fauna selvatica e i beni ambientali dello Stato.
I demani forestali, ricordano le sigle ambientaliste, costituiscono un patrimonio di alto valore naturalistico, storico e sociale: complessi boscati e aree montane di proprietà pubblica che la Regione Siciliana gestisce per tutelare gli ecosistemi, prevenire il dissesto idrogeologico e garantire la conservazione della biodiversità.
Secondo le segnalazioni raccolte, il bracconaggio si starebbe intensificando con modalità sempre più organizzate. Fuoristrada e pick-up vengono utilizzati per penetrare lungo piste forestali e raggiungere le zone più interne e incontaminate dei boschi. In questa fase dell’anno, le specie maggiormente colpite risultano essere cinghiali e beccacce.

A rendere il fenomeno ancora più preoccupante è la fragilità del sistema di controllo. Le associazioni denunciano una sorveglianza insufficiente, evidenziata da cancelli lasciati aperti, recinzioni divelte, assenza di cartelli di divieto e scarsi pattugliamenti nelle aree più sensibili dal punto di vista ecologico.
Oltre al danno ambientale, le condotte segnalate configurano violazioni gravi della normativa vigente: dalla Legge statale 157/1992 alla Legge regionale 33/1997, fino a ipotesi di reato come la caccia in zone vietate, l’uso di mezzi non consentiti e l’invasione di terreni pubblici.
I boschi demaniali, sottolineano le associazioni, non sono solo “fabbriche di ossigeno” in un territorio già esposto al rischio desertificazione, ma veri e propri scrigni di biodiversità. Molti ricadono all’interno della rete europea Natura 2000 e svolgono il ruolo di corridoi ecologici fondamentali per la sopravvivenza e la riproduzione della fauna selvatica. La lotta al bracconaggio, ricordano, è inoltre un pilastro della Strategia nazionale per la biodiversità e del Piano d’Azione contro gli illeciti venatori.

“Esprimiamo viva preoccupazione per questi atti diffusi in danno del patrimonio indisponibile dello Stato”, dichiarano i rappresentanti delle associazioni.“Invitiamo gli organi e le Autorità competenti ad attivarsi immediatamente, in questo delicato periodo di fine stagione venatoria, con tutte le misure necessarie per prevenire e reprimere queste illegalità”.
In attesa di un riscontro dalle istituzioni, Italia Nostra, Legambiente, LIPU e WWF annunciano che continueranno a monitorare il territorio attraverso i propri volontari, segnalando ogni attività sospetta e contribuendo al ripristino della legalità ambientale nella provincia.

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