
Il progetto non è più soltanto un’ipotesi sulla carta. Fondazione FS e Rete Ferroviaria Italiana hanno avviato il percorso per riportare in vita la storica Noto-Pachino, 27 chilometri di ferrovia destinati a una nuova funzione turistica. Un intervento da circa 40 milioni di euro che punta a restituire al territorio un’infrastruttura rimasta inutilizzata per decenni.
È da qui che bisogna ripartire per capire quale possa essere il futuro della vecchia stazione di Pachino. Perché oggi non si tratta soltanto di riportare un treno sui binari, ma di capire come inserire questa infrastruttura dentro una strategia più ampia di mobilità e valorizzazione turistica.
È proprio da questa esigenza che è nata la tavola rotonda dedicata alla mobilità e alle strategie di sviluppo dell’enoturismo, promossa dall’associazione Vivi Vinum Pachino nell’ambito della Festa della Vendemmia, che si è svolta a Pachino dal 18 al 20 settembre.

Il confronto si è svolto proprio alle spalle dello storico edificio ferroviario. Una scelta tutt’altro che casuale: da una parte la stazione, testimone di una stagione ferroviaria ormai lontana; dall’altra il progetto che punta a riportare i treni sulla Noto-Pachino.
Il filo conduttore della discussione è stato quello della connessione. Perché il turismo del vino non è soltanto una degustazione o una visita in cantina, ma un’esperienza che comprende paesaggio, cultura, imprese e comunità. E per viverla è necessario poter raggiungere e collegare i diversi luoghi del territorio.
In questa prospettiva, il treno può diventare esso stesso parte dell’esperienza turistica.
È il tema affrontato da Pietro Fattori, Responsabile Comunicazione Esterna e Relazioni Istituzionali della Fondazione FS Italiane, intervenuto con un videomessaggio dedicato al futuro del turismo ferroviario, ai treni storici e ai cosiddetti “binari senza tempo”.

Il confronto è poi entrato nel merito delle infrastrutture con Giuseppe Alfano, consigliere del CdA di SAC, che ha evidenziato il ruolo strategico dei trasporti per la crescita turistica. Non basta infatti disporre di eccellenze: occorre renderle raggiungibili e costruire collegamenti efficienti tra le diverse destinazioni.
Sul rapporto tra mobilità sostenibile, imprese e valorizzazione del territorio si è concentrato l’intervento di Viviana Pitino, componente del CdA del Movimento Turismo del Vino in Sicilia, mentre Gaetano Mancini, presidente di Confcooperative Sicilia, ha allargato il ragionamento alla filiera dell’enoturismo e alle sue ricadute sull’economia locale, coinvolgendo agricoltura, ristorazione, ospitalità, cultura e servizi.
Un quadro nel quale anche la vecchia stazione può assumere un significato nuovo. Con il ritorno della ferrovia, infatti, quell’edificio potrebbe tornare a essere non soltanto una testimonianza del passato, ma uno dei punti attraverso cui il visitatore entra nel territorio.

A chiudere il confronto è stato Walter Guarrasi, presidente di Vivi Vinum Pachino. La sua proposta è stata quella di non lasciare che le idee emerse restino circoscritte alla tavola rotonda, ma di dare loro un seguito attraverso una regia comune.
L’obiettivo è mettere in relazione istituzioni, imprese, operatori turistici, mondo vitivinicolo e soggetti della mobilità, raccogliendo le esigenze emerse e trasformandole in proposte coordinate.
Un primo passo, dunque, per provare a costruire attorno al ritorno della ferrovia non soltanto un nuovo viaggio in treno, ma un progetto condiviso di territorio.
