La consapevolezza come primo ingrediente per costruire il futuro dell’alimentazione. È questo il filo conduttore della tavola rotonda “Healthy Revolution”, ospitata dalla Bakery Tumminello di Castelbuono, un incontro nato per mettere in dialogo nutrizione, produzione, cultura gastronomica e tutela del territorio.
Un confronto che ha acceso i riflettori su un tema sempre più centrale: il rapporto tra ciò che mangiamo, la qualità delle materie prime e la responsabilità delle scelte quotidiane. A riunire esperti, produttori e rappresentanti del mondo della cultura alimentare è stata la volontà comune di guardare al cibo non soltanto come nutrimento, ma come patrimonio da conoscere e valorizzare.
A moderare l’incontro è stato il giornalista Rosario Mazzola, che ha introdotto i lavori sottolineando come la Bakery Tumminello rappresenti un luogo capace di unire esperienza sensoriale e ricerca: un ambiente dove il profumo dei prodotti appena sfornati diventa il punto di partenza per una riflessione più ampia sul rapporto tra gusto e benessere.
Il progetto della Bakery nasce da una visione imprenditoriale che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici. Giovanni Tumminello ha raccontato il percorso di un’azienda oggi presente sui mercati europei e statunitensi e impegnata in una nuova fase di crescita insieme alla seconda generazione della famiglia. Accanto a lui la cugina Valentina Tumminello e gli altri componenti della nuova generazione stanno contribuendo, con competenze diverse, allo sviluppo dell’impresa, in un lavoro condiviso che punta a coniugare tradizione, innovazione e valorizzazione del territorio.
La Bakery, inaugurata nel 2025, è stata pensata non solo come spazio produttivo dedicato ai prodotti da forno, ma come luogo di incontro e divulgazione. Proprio da questa idea nasce un ciclo di appuntamenti dedicati alla cultura alimentare, ai grani siciliani, alla ricerca e alla dieta mediterranea, con l’obiettivo di creare momenti di confronto tra professionisti, produttori e cittadini.
“La sana alimentazione non è una moda ma il futuro”, ha affermato Giovanni Tumminello, ricordando come nel corso degli anni il cambiamento delle abitudini alimentari abbia portato a un maggiore consumo di prodotti industriali, allontanando molte persone dalla genuinità degli alimenti. Da qui l’importanza dell’educazione, soprattutto nei confronti dei più giovani, attraverso una responsabilità condivisa tra famiglie, scuola e professionisti.
Un tema ripreso da Rosario Mazzola, che ha evidenziato il ruolo fondamentale degli istituti scolastici nella diffusione della cultura alimentare. Presente all’incontro anche l’assessore Annalisa Genchi, che ha ricordato l’esperienza del progetto “In Cibo Civitas”, presentato a Terra Madre 2024 e dedicato alla promozione di sistemi alimentari sostenibili attraverso attività rivolte alle scuole in collaborazione con Slow Food.
La tutela delle produzioni tradizionali è stata al centro dell’intervento di Mario Cicero, produttore di manna delle Madonie, presidio Slow Food. La sua testimonianza ha raccontato la storia di un recupero culturale e agricolo iniziato ventisei anni fa, quando una curiosità personale si è trasformata in una vera missione.
Cicero ha spiegato come la conoscenza della manna non si impari soltanto sui libri, ma attraverso l’osservazione quotidiana della natura, dei cambiamenti climatici e dei segnali della pianta. Un sapere antico, trasmesso dagli anziani del territorio, che oggi deve fare i conti con nuove difficoltà legate all’aumento delle temperature e alla riduzione del periodo produttivo.
La manna, oltre al suo valore storico e identitario, possiede anche caratteristiche interessanti dal punto di vista nutrizionale: il mannitolo presente naturalmente la rende un’alternativa allo zucchero con un impatto glicemico inferiore rispetto al saccarosio e contribuisce alla regolarità intestinale. A chiudere il suo intervento un momento simbolico: le mani mostrate al pubblico, segni concreti del lavoro e della fatica necessari per custodire questa tradizione.
Sul rapporto tra alimentazione e salute è intervenuto il biologo nutrizionista Francesco Geraci, riconosciuto ai “MioDottore Awards” tra i professionisti più apprezzati d’Italia nella categoria dedicata alla nutrizione. Geraci ha richiamato l’attenzione sui dati relativi agli stili alimentari, evidenziando la necessità di recuperare il consumo di frutta, verdura, legumi e prodotti legati alla stagionalità.
Secondo il nutrizionista, l’educazione deve partire dalle famiglie e dai primi anni di vita, perché il gusto si forma attraverso le esperienze alimentari dell’infanzia. Ha inoltre ricordato che non esistono alimenti responsabili, da soli, dell’aumento o della perdita di peso: ciò che conta è l’equilibrio complessivo dello stile di vita, insieme a una corretta attività fisica.
A rappresentare il mondo agricolo e la valorizzazione delle materie prime siciliane è stato Damiano Ruvutuso, produttore di Petralia Soprana impegnato nella filiera dei grani antichi. Maiorca e Russello sono varietà che raccontano la storia agricola delle Madonie e che, grazie alla loro capacità di adattamento, rappresentano anche una risorsa importante in un periodo segnato dai cambiamenti climatici.
Nel corso della tavola rotonda è intervenuta anche Grazia Giammusso, curatrice editoriale della rivista Cuochi Siciliani, diretta da Antonio Iacona. La sua riflessione si è concentrata sul significato profondo della parola “rivoluzione” applicata al mondo dell’alimentazione.
Secondo Giammusso la vera trasformazione non nasce dalle mode alimentari o dalla ricerca di soluzioni immediate, ma dalla capacità di scegliere con maggiore consapevolezza. Il cibo, ha sottolineato, racconta il territorio, il lavoro delle persone e il modello produttivo che decidiamo di sostenere. La qualità nasce dal rispetto: per la terra, per le materie prime e per chi consuma.
Ha evidenziato inoltre come gusto e salute non siano elementi contrapposti, ma possano convivere pienamente nella tradizione mediterranea, un patrimonio fondato sull’equilibrio e sulla valorizzazione di ingredienti semplici e autentici. L’educazione alimentare, ha ricordato, rappresenta uno strumento fondamentale per costruire una nuova cultura del cibo.
A chiudere i lavori è stato ancora Rosario Mazzola, che ha sintetizzato il senso dell’incontro ricordando come dalla tavola passi una parte importante della salute individuale e collettiva. La soluzione, ha sottolineato, è già conosciuta: i principi della dieta mediterranea indicano una strada fatta di equilibrio, qualità e consapevolezza. La vera sfida è trasformare queste conoscenze in comportamenti quotidiani, per il bene delle nuove generazioni e del territorio.









