Piazza Armerina celebra Ignazio Nigrelli a cento anni dalla nascita

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Piazza Armerina si prepara a rendere omaggio a una delle figure più autorevoli della cultura siciliana del Novecento. Venerdì 16 gennaio 2026, a cento anni esatti dalla nascita, l’Università Popolare “Ignazio Nigrelli” ricorderà lo storico e ambientalista cui l’associazione è stata intitolata nel 2000, pochi mesi dopo la sua improvvisa scomparsa. All’iniziativa, organizzata insieme alla sezione locale di Italia Nostra, interverranno Salvo Adorno, storico dell’Università di Catania e presidente nazionale della Società Italiana di Storia Ambientale; Leandro Janni, architetto, docente e per oltre vent’anni presidente regionale di Italia Nostra Sicilia; e Giuseppe Anzaldi, presidente della sezione piazzese di Italia Nostra dal 2000.

Nato a Leonforte l’11 gennaio 1926, Nigrelli trascorse l’infanzia seguendo gli spostamenti del padre cantoniere tra Leonforte, Enna, Licata e Gela. Proprio a Gela completò gli studi liceali prima di iscriversi alla Facoltà di Lettere dell’Università di Catania, dove si laureò nel 1951 con una tesi sulla fondazione federiciana della città. Dalla fine degli anni Quaranta si stabilì definitivamente a Piazza Armerina, città alla quale avrebbe legato gran parte della sua attività culturale e politica. Iscritto al PCI dal 1946, Nigrelli attraversò da protagonista le battaglie sociali del dopoguerra: dalle lotte per i diritti dei lavoratori nelle miniere e nelle campagne all’occupazione delle terre nella piana di Gela tra il 1952 e il 1953, accanto a figure come Paolo La Rosa e Pio La Torre. Fu consigliere comunale a Piazza Armerina e dirigente provinciale a Enna, impegnato contro la speculazione edilizia e per l’adozione di un Piano regolatore che tutelasse il patrimonio storico della città. Parallelamente, portava avanti gli studi storici: fondamentale il suo lavoro sui Fasci siciliani nelle miniere, pubblicato da Feltrinelli nel 1958, che gli valse anche la partecipazione a un documentario Rai nel 1980 diretto da Giuseppe Ferrara. Negli anni Settanta, lasciata la politica attiva, tornò alla ricerca con rinnovato vigore, collaborando alle pagine culturali del quotidiano l’Ora e dedicandosi alla storia medievale, alla storia della scienza e alla memoria della Seconda guerra mondiale. Tra le sue opere più note: Piazza Armerina medievale (1983), i volumi sui gesuiti e la cultura scientifica del Settecento (1991 e 1992), e Per non dimenticare, raccolta di testimonianze dei reduci piazzesi della guerra, pubblicata poco prima della morte.

Nel 1977 fondò la sezione di Italia Nostra di Piazza Armerina, con competenza sull’intera provincia di Enna. Da allora, l’impegno ambientalista divenne uno dei cardini della sua attività: dalla battaglia per la tutela del lago di Pergusa, condotta insieme a WWF e Legambiente, alla promozione delle riserve naturali ennesi, fino al contributo alla nascita del Parco minerario di Floristella-Grottacalda, istituito nel 1995. Dal 1989 al 1996 fu presidente del Consiglio Regionale Siciliano di Italia Nostra, ruolo nel quale consolidò un approccio che univa rigore scientifico, divulgazione e attenzione alle comunità locali.

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