Il riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO, arrivato il 10 dicembre 2025, è stato al centro di una tavola rotonda organizzata a Pachino nell’ambito della Festa della Vendemmia, in programma dal 18 al 20 settembre.
Il confronto è stato dedicato al rapporto tra patrimonio gastronomico e territorio, con interventi che hanno affrontato il ruolo delle produzioni agroalimentari, della scuola, delle istituzioni, della biodiversità, delle denominazioni di qualità e della ristorazione.

Ad aprire i lavori è stato Walter Guarrasi, presidente dell’associazione ViviVinum Pachino, con i saluti di indirizzo.
A seguire è intervenuto Ignazio Bongiovanni, assessore del Comune di Pachino con delega all’Agricoltura, che ha affrontato il ruolo delle istituzioni e l’impegno a farsi portavoce delle istanze del settore agroalimentare. Al centro del suo intervento il comparto ortofrutticolo pachinese, indicato come una produzione d’eccellenza e una risorsa economica oltre che un simbolo del territorio.
Il tema della trasmissione dei saperi alle nuove generazioni è stato affrontato da Barbara Nanè, dirigente scolastica dell’I.I.S.S. “P. Calleri” di Pachino. Al centro del suo intervento il ruolo della scuola nella tutela culturale e nella trasmissione delle conoscenze e delle competenze legate alle tradizioni del territorio, con l’obiettivo di coinvolgere i giovani non soltanto come destinatari, ma come protagonisti della loro tutela e valorizzazione.

Dalla scuola alla filiera agroalimentare con Francesco Azzaro, dirigente dell’Ispettorato Provinciale dell’Agricoltura di Siracusa. Il suo intervento ha riguardato il rapporto tra qualità della materia prima, filiera produttiva e riconoscibilità del territorio. Il tema è stato affrontato partendo dalla necessità di rafforzare il collegamento tra le produzioni agroalimentari e il territorio che le esprime.
La prima sessione si è chiusa con Bartolo Giaquinta, sindaco di Giarratana, che ha portato l’esempio della Cipolla di Giarratana, riconosciuta come Prodotto Agroalimentare Tradizionale e presidio Slow Food. L’esperienza della cipolla è stata utilizzata per affrontare il rapporto tra una produzione tradizionale, la comunità che la custodisce e la costruzione di un’identità territoriale.

La seconda sessione ha spostato l’attenzione sulla valorizzazione e sulla capacità delle produzioni di generare riconoscibilità e valore sul mercato.
Ad aprire i lavori è stato Corrado Gurrieri in rappresentanza della presidente Angela Sergio del Consorzio Valdinoto, con un intervento dedicato al rilancio enologico della Val di Noto, al posizionamento sul mercato e al legame tra vino e territorio. Il tema affrontato è stato quello della costruzione di un posizionamento capace di valorizzare contemporaneamente il prodotto e il territorio che lo esprime.

È seguito l’intervento di Sabina Zuccaro, presidente della Condotta Slow Food di Siracusa, dedicato alla biodiversità. Varietà, saperi, pratiche e identità locali sono stati indicati come elementi da custodire e valorizzare, affrontando anche il rapporto tra tutela della biodiversità e differenziazione dei territori.
Dalla biodiversità all’eccellenza casearia con Enzo Cavallo, direttore del Consorzio Ragusano DOP. Al centro del suo intervento la tutela della qualità e la riconoscibilità delle produzioni, con particolare riferimento al Ragusano DOP e al contributo che un prodotto riconosciuto può dare alla reputazione del territorio di origine.

A chiudere i lavori è stato Carmelo Pagano, editore e curatore della guida ai ristoranti “Sicilia da Gustare”, che ha riportato l’attenzione sulla tradizione gastronomica siciliana e sul ruolo della ristorazione nel rapporto tra patrimonio gastronomico, pubblico e territorio.

Il confronto si è concluso richiamando il significato del riconoscimento UNESCO: non soltanto piatti e prodotti, ma anche territori, comunità, agricoltura, biodiversità, competenze, scuole, imprese, consorzi e tradizioni.
Il percorso della tavola rotonda ha quindi messo in relazione produzione, trasmissione dei saperi, tutela, valorizzazione e mercato, con l’obiettivo indicato nel corso dei lavori di mantenere vivo il patrimonio gastronomico e favorirne la trasmissione alle nuove generazioni.
