DiVino Festival: la Generazione Next di giovani produttori siciliani raccontano il futuro del vino

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Una degustazione che ha unito vino, territorio, agricoltura e cultura alimentare. È stato questo lo spirito di “Generazione Nex”, l’appuntamento ospitato il 21 giugno al Ristorante Palazzaccio nell’ambito del DiVino Festival e curato da Francesco Saverio Romano. Un percorso dedicato alle nuove generazioni del vino siciliano attraverso una selezione di etichette rappresentative di aziende che stanno contribuendo a rinnovare il racconto enologico dell’isola.

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L’incontro ha proposto una degustazione con food pairing che ha permesso ai partecipanti di attraversare territori, vitigni e storie imprenditoriali differenti, accomunate da una forte attenzione alla qualità e all’identità territoriale.

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Ad aprire il percorso è stato Ammari di Baglio Oro, bianco frizzante caratterizzato da immediatezza e freschezza, seguito dal Metodo Classico Pas Dosé di Fina, spumante elegante e brioso, ideale in abbinamento a primi piatti della tradizione mediterranea, preparazioni di pesce, crostacei e carni bianche.

Tra i vini più apprezzati della degustazione Il Salinaro di Pellegrino, Grillo Sicilia DOC proveniente da vigneti situati a Petrosino, a pochi metri dal mare. Una realtà che affonda le proprie radici in una storia familiare lunga sei generazioni e oltre 146 anni di attività. Nata come azienda produttrice di Marsala, oggi Pellegrino è una delle realtà più rappresentative del panorama vitivinicolo siciliano.

Il Salinaro rappresenta una delle etichette simbolo dell’azienda. Le vigne sorgono in una posizione estrema, dove il mare e il vigneto sono separati soltanto da una strada. Una condizione che impone un’attenzione costante alle piante, esposte alle mareggiate e agli schizzi salmastri. Nel calice questa vicinanza al mare si traduce in una spiccata sapidità e in una personalità fortemente territoriale.

Molto interessante anche il contributo di Baglio del Cristo di Campobello, rappresentato dal vino Adenzia, ottenuto da Grillo e Insolia. L’azienda, a conduzione familiare, lega il proprio nome a una suggestiva vicenda locale: il ritrovamento di un crocifisso proprio nell’area in cui oggi sorgono i vigneti.

Durante la degustazione è stato proposto ai partecipanti un elemento insolito ma estremamente efficace: alcuni frammenti di roccia provenienti dai terreni aziendali. Gesso e componenti minerali che raccontano concretamente il substrato da cui nasce il vino. Nel bicchiere Adenzia si è distinto per la notevole acidità, la marcata sapidità e l’equilibrio tra la componente salina e quella minerale, espressione diretta del territorio di provenienza.

Spazio poi a Bibbo, Zibibbo secco prodotto da Caruso & Minini, azienda fortemente legata all’agricoltura e all’impegno sociale. Una delle figlie della famiglia è infatti tra i membri fondatori del progetto Generazione Next.

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La scelta di proporre uno Zibibbo vinificato in versione secca ha suscitato particolare interesse. Vitigno generalmente associato a produzioni aromatiche e dolci, lo Zibibbo può infatti risultare difficile da interpretare in questa veste. In questo caso la gestione accurata della fermentazione e delle temperature ha consentito di ottenere un vino equilibrato, capace di valorizzare la componente aromatica varietale senza rinunciare a freschezza e bevibilità.

La degustazione è proseguita con Alma, rosato da Nerello Mascalese prodotto dall’azienda Giovinco di Sambuca di Sicilia. Una cantina giovane, rilevata dalla famiglia Oddo appena quattro anni fa, ma già inserita nel circuito di Assovini Sicilia. Il vino ha mostrato un’interpretazione originale del Nerello Mascalese, diversa dalle espressioni più note legate al territorio etneo, confermando la versatilità del vitigno.

Uno dei momenti più apprezzati dell’incontro è stato l’intervento a sorpresa dello chef stellato Cristiano Tomei, patron del celebre ristorante L’Imbuto di Lucca. Lo chef ha accompagnato la degustazione di una mozzarella con una riflessione sul valore delle materie prime, sul lavoro agricolo e sul rapporto tra cucina e territorio.

“In cucina comanda chi il prodotto lo consuma, non il marketing”, ha affermato Tomei, invitando il pubblico a riscoprire il rispetto per gli ingredienti e per i loro cicli naturali. Partendo dal pomodoro, descritto come una materia viva che necessita di energia, acqua e cure costanti, lo chef ha evidenziato come dietro ogni prodotto di qualità vi sia un lungo lavoro di coltivazione e attenzione.

L’intervento si è trasformato in una vera e propria lezione sulla cultura del cibo e sulla sostenibilità, culminando in una riflessione sulla dieta mediterranea intesa come scelta consapevole e profondamente legata al territorio: “Mangiare ciò che si ha attorno”. Un messaggio che ha trovato piena sintonia con il tema della giornata, dedicata ai giovani produttori siciliani e al valore delle produzioni locali.

A chiudere il percorso è stato Bell’Assai di Donnafugata, Vittoria DOC da Frappato. Un rosso fragrante e contemporaneo, caratterizzato da profumi di frutti rossi, grande freschezza gustativa e tannini setosi. Un vino versatile, capace di accompagnare aperitivi, salumi e piatti della tradizione mediterranea, confermando come anche i rossi siciliani possano esprimere eleganza e bevibilità.

La degustazione ha rappresentato uno dei momenti più interessanti del programma del DiVino Festival, mettendo in dialogo produttori, professionisti del settore e appassionati. Un’occasione per raccontare una Sicilia del vino sempre più dinamica, dove le nuove generazioni stanno costruendo un modello produttivo fondato sulla qualità, sulla sostenibilità e sul forte legame con i territori di origine.

Generazione Next si conferma così non soltanto una vetrina per giovani aziende e nuove idee, ma anche un laboratorio di confronto sul futuro dell’enologia siciliana, capace di unire tradizione, innovazione e cultura del cibo in un unico racconto.

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